4 anni di te e di me…

Oggi mi hanno chiesto quanto fosse lunga la mia esperienza lavorativa: 4 anni, tanti quanti vivo a Milano. Ci penso da un po’. Da quando sono stata all’ATM Point (azienda trasporti milanese) con il mio papà a rinnovare la tessera perché in scadenza. Con lui ci andai anche l’altra volta: scattammo una foto improponibile che terrò ancora anche con la mia nuova scheda fiammante. Ricordo esattamente quel giorno di febbraio, vidi inciso sul retro come data di fine validità il 2017 e pensai: tanto massimo sei mesi torno a casa. E invece, eccomi qua. La vera novità è che adesso Milano mi piace e non ho paura di scriverlo, che si sa scripta manent. Ricordo quanti prima di me mi avessero raccontato che questa città si sarebbe lasciata amare con il tempo, mentre io stentavo a crederci. E no, non è rassegnazione, è voglia, quasi bramosia, di cogliere il meglio che offre. Vi sareste mai immaginati che avrei potuto affermare una cosa del genere? Io no. Mai dimenticherò quei venerdì pomeriggio quando l’ombra del weekend si stagliava davanti a me e io non avevo la minima idea di come trascorrerlo e con chi, mentre i miei amici in Puglia si organizzavano sulle chat di watsapp. Adesso è diverso, ho dei fine settimana così intensi che, alle volte, il lunedì torno in ufficio più stanca di prima. Eppure… eppure mi manca il pranzo della domenica a casa, le robe lavate e stirate con cura (i miei risultati sono buoni, ma non ottimi), discutere della vita politica del mio paesino fino a litigarci, le passeggiate al mare a schiarirmi le idee, lo shopping consigliato (senza doversi fotografare in camerino e watsappare alle stiliste della famiglia) … eppure…..potrei andare avanti per molto. Ma tanto torno spesso a casa, eh… ma non è la stessa cosa. E poi mentre sei in Puglia, qui a Milano ti perdi il concerto, il compleanno dell’amico, l’evento super figo creativo… Insomma sono qui e vorrei essere lì, sono lì e vorrei essere qui. Alle volte sento di vivere una vita a metà e questa sensazione suscita in me una grandissima frustrazione, perché vorrei far tutto, essere ovunque, esserci per tutti, ma non si può. Così sto imparando ad apprezzare le piccole gioie, da qui il mio motto la felicità sta nelle piccole cose (giuro non sapevo che fosse la filosofia dei danesi fino a una decina di giorni fa). Quando torno a casa (Puglia) è tutto un turbinio di eventi, incontri, cibi e abbracci a incastro, sembro una scheggia impazzita. Non appena sono a Milano cerco di recuperare qui. Il tempo sembra sempre poco e non sempre riesco a fare tutto quello che vorrei. Ma quello che ho imparato, che sto cercando di imparare, è apprezzare tutto quello che riesco a realizzare, il mio augurio è che anche la mia famiglia, i miei amici riescano a comprendere i miei piccoli sforzi per conciliare tutto, perché io ci sono in mille forme diverse (grazie anche alle telecomunicazioni!).

Non ho voluto rileggere cosa avessi scritto in occasione degli altri anniversari prima di mettere nero su bianco i miei pensieri, non volevo che fossero contaminati da quei ricordi. Quelle parole credo restino ancora molto valide ma localizzate in un preciso momento della mia vita. Anche rileggendo queste stesse parole tra un mese, forse, potrei non ritrovarmici più.

Come formula di rito allego uno scorcio di Milano. La nuova Darsena. Foto scatta in luglio 2016. Per ricordarmi che Milano è bella, anche perché non sono mai sola.
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