One day…

IMG_20150310_082251Se avessi dovuto decidere di acquistare “Un giorno” in base alla copertina, sono sicura che lo avrei scartato a priori. Non si tratta certamente di una brutta fotografia, ho trovato scelte editoriali molto più discutibili, ma è quel genere di immagine che ti fa pensare a questo libro come una mielosa storia d’amore che, in realtà, poi si rivela essere solo in parte.
Non scrivo una recensione di un libro da tantissimo tempo, l’ultima volta forse frequentavo il ginnasio. Ricordavo il mio quadernetto azzurro a fiori che avevo scelto per raccogliere tutte le mie riflessioni sui libri letti. Era un’idea della mia professoressa d’italiano: donna tutto d’un pezzo che aveva deciso di farci cimentare nell’arte di recensire i libri che eravamo costretti a leggere. Per me il compito era arduo. Arrivata al liceo classico avevo scoperto di non saper scrivere: non sapevo usare la punteggiatura, non avevo il dono della sintesi ma soprattutto scrivevo così come mi esprimevo a voce, un unico flusso di coscienza. L’ultima volta che sono tornata a casa ho cercato disperatamente quel quadernetto. Ho ammirato la scrittura di allora, le correzioni con la penna rossa, le stesse recensioni scritte e riscritte più volte, ciascuna versione migliorata in piccoli dettagli. Ricordo ancora la voce di quella donna che mi ripeteva che solo leggendo e osservando lo stile altrui avrei potuto migliorare il mio. Allora mi chiedevo come fosse possibile, in fondo io ero interessata solo alle storie. Eppure tutti quei libri letti, quegli esercizi di stile con cui mi torturava pare mi siano stati d’aiuto. Se rileggendo quel taccuino mi sia sentita pronta a ricominciare a scrivere recensioni, la risposta è no! Ma ho deciso di riprovarci lo stesso e ho deciso di farlo con questo libro.
“Un giorno” è un libro che mi ha conquistata sin dalle prime pagine. Sarà che il mio ultimo giorno di università, giorno di inizio del romanzo, non è poi così lontano per me e ho sentito mie alcune decisioni e indecisioni, alcune riflessioni sui matrimoni degli amici, sugli stili di vita cambiati nel tempo, saranno gli occhiali nerd (che adesso posseggo anche io) della protagonista così criticati,   sarà che dietro il mio sguardo duro si nasconde una donna sentimentale che ha fatto il tifo per Em e Dex sin da subito, sarà per tutto questo che ho divorato quattrocentottantasette pagine in una quasi una settimana. La storia dei due protagonisti, Emma e Dexter, si snoda su quasi un ventennio dall’alba del giorno dopo la loro laurea, il 15 luglio 1988, e la percorre  attraverso un simpatico espediente narrativo: ogni capitolo è datato sempre 15 luglio di ciascun anno che segue. Data cruciale per lo scorrere della storia delle loro vite.
Mentre leggevo con entusiasmo queste pagine temevo di apparire scontata agli occhi degli altri, perché magari non sono in grado di apprezzare opere di premi nobel per la letteratura, ma questo racconto sì. Per me amare questo libro era una questione di empatia con i protagonisti, come non mi accadeva da tempo, e alle volte questo conta molto per giudicare un libro apprezzabile. Quindi alla domanda se consiglierei la lettura di questo libro a qualcuno, la mia risposta è molto ingegneristica: dipende! Non lo consiglierei a chiunque, mi baserei sui suoi gusti in fatto di letture e sulla storia della sua vita, come per tutti i libri del resto, ma in questo caso vorrei essere sicura che non banalizzi questa storia d’amore, che comprenda la crescita di queste due persone anche se il tempo che trascorrono lontani è maggiore di quello che passano insieme.

Ora sono pronta per la versione cinematografica e una scatola di Kleenex!

Smilla

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