Essere o non essere felici?

Il concetto della felicità è del tutto astratto e non si vuole qui sondare cosa essa sia. Sta di fatto che ci sono eventi nella vita che scaturiscono delle emozioni così forti in noi, che non riusciamo a definirle e, spesso, le etichettiamo con il nome di “Felicità”. Neanche filosofie o religioni sono riuscite a dare una definizione “oggettiva” di questo bramato sostantivo, magari valide per i seguaci di quelle correnti, ma non in maniera assoluta per tutti.
Così quando ti trovi davanti a una notizia che forse per qualcuno dovrebbe renderti felice e per qualcun altro no, per tutto quello che essa implica, è allora che ti chiedi se hai raggiunto quell’attimo di felicità.
Mi è tornata in mente la scena finale del film di Gabriele Muccino “La ricerca della felicità”. Credo che essa nasconda una profonda verità: la felicità forse non è uno stato di grazia iterato nel tempo ma una piccola scintilla, quasi come la frazione di tempo in cui si osserva una stella cadente.
Sono sicura che, ricevendo questa lettera di intenti, non ho provato qualcosa di simile a questo, ma piuttosto una fierezza nascosta. E da qui ricominciamo il giro: cosa significa essere fieri? Etc. etc. Forse non c’è bisogno necessariamente di etichettare queste emozioni, l’importante è provare qualcosa perché significa essere vivi, al di là di come si voglia chiamare questo qualcosa.

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